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Un'Europa sempre più verde entro il 2015
10 luglio 2018
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"Estratto dal Dossier pubblicato su U&C n. 5 - maggio 2018"Il set più completo di standard ambientali nel mondo oggi appartiene proprio all'Europa. Centinaia di direttive, regolamenti e norme volontarie contribuiscono a migliorare la qualità della vita nel rispetto dell'ambiente. Senza questo ampio parco normativo e legislativo, i clorofluorocarburi distruggerebbero lo strato di ozono, le emissioni dai trasporti aumenterebbero a livelli insostenibili, i corsi d’acqua sarebbero soffocati dagli scarichi industriali e ampie fasce di terreno sarebbero invase dai rifiuti.
Il grande risveglio è cominciato negli anni 70, col primo piano d’azione ambientale europeo, ma il vero punto di svolta è arrivato nel 1999, molto dopo il rapporto Brundtland "Our common future", quando è entrato in vigore il trattato di Amsterdam. Il trattato è stato il primo a richiedere l’integrazione della protezione ambientale nelle politiche e attività comunitarie, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo sostenibile. Due anni più tardi, nel corso del summit di Göteborg del giugno 2001, i leader dell’Unione europea hanno lanciato la prima vera strategia sullo sviluppo sostenibile.
La dichiarazione di Göteborg è stata la base delle politiche "verdi" europee e ha garantito che gli obiettivi economici, sociali e ambientali dell’Unione europea si rafforzassero reciprocamente.
Oggi, a distanza di un ventennio, l’Europa ha fatto molta strada ma rimangono ancora importanti sfide ambientali da affrontare. Lo sviluppo insostenibile di alcuni settori economici chiave è ancora una barriera fondamentale per ulteriori miglioramenti. Urbanizzazione crescente, cambiamento climatico inesorabile, esposizione agli inquinanti, esaurimento delle risorse naturali e perdita della biodiversità vanno tutt'ora affrontati.
Il rapporto "Our common future" vide la potenzialità dei modelli di produzione più efficienti nell’uso dell’energia e delle risorse, riducendo l’inquinamento e minimizzando i rischi per la salute e gli incidenti. Ciò lo ha reso un punto di partenza imprescindibile e i suoi obiettivi si sono infine trasformati nel pensiero relativo all’economia circolare, che oggi è una delle priorità della Commissione europea. Il pacchetto per l’economia circolare rappresenta un programma trasformativo con un potenziale molto significativo di creazione di nuovi posti di lavoro e di stimolo di modelli sostenibili di produzione e consumo.
Concentrarsi sull’efficienza nell’uso delle risorse e sulla minimizzazione degli sprechi in un contesto di rapido esaurimento delle risorse globali dà all’Unione europea un vantaggio competitivo e stimola l’innovazione. La transizione all’economia circolare offre un’opportunità all’Europa per modernizzare la propria economia, rendendola più “verde”, più competitiva e meglio equipaggiata per il futuro. Contribuirà anche a ridurre le emissioni di anidride carbonica, portando con sé risparmi energetici e riducendo l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo. Come dimostra il programma di lavoro 2017, l’attuazione del piano di azione per l’economia circolare resta prioritario nell’agenda della Commissione.
Con il Pacchetto per il clima e l'energia 2020, il Quadro per il clima e l’energia 2030 e la Tabella di marcia verso un'economia a basse emissioni di carbonio entro il 2050 si punta, infatti, alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, all'aumento delle energie rinnovabili e al miglioramento dell'efficienza energetica in settori quali i trasporti, l'edilizia, l'agricoltura, l'industria. La transizione verso un'economia"verde" implica quindi una serie di azioni quali la promozione dell'ecoinnovazione, l'aumento dell'efficienza energetica in edilizia, nuovi obiettivi di riciclo dei rifiuti, la riduzione delle emissioni GHG, l'uso di veicoli ibridi ed elettrici ricaricabili e di biocombustibili, l'attuazione della tabella di marcia per l'impiego efficiente delle risorse e dell'action plan sulla Circular economy, l'applicazione del sistema di scambio di quote di emissione che interessa circa il 45% delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE.
Tutto questo mostra come la sostenibilità ambientale sia oggi imprescindibile per l'Europa, ormai consapevole dei limiti del pianeta, della scarsità delle risorse, dell’importanza della crescita sostenibile. Ed è ormai evidente quanto la normazione giochi un ruolo di primo ordine nel fornire risposte efficaci e soluzioni tecniche che aiutino e rinforzino la crescita economica e la coesione dei mercati e che sostengano l'uso efficiente delle risorse in modo ciclico e sostenibile.
Fonte: UNI
Per Approfondire:
- "Dossier " Un'Europa sempre più verde entro il 2050" tratto da U&C n. 5 - maggio 2018
- www.uni.com
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