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Dall’Inail nuovi indirizzi operativi per la diagnosi delle malattie respiratorie professionali
15 marzo 2018
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Che relazione ci può essere tra i jeans scoloriti e una malattia professionale come la silicosi, tradizionalmente associata al lavoro estrattivo o in fonderia? Il procedimento di sabbiatura con compressori ad aria, adottato per lo scolorimento di questo tipo di pantaloni in modo da conferirgli un aspetto invecchiato, è una delle lavorazioni individuate come potenzialmente nocive per gli addetti a questo settore industriale, esposti alla silicosi come i loro antesignani in miniera.
Questa, insieme all’asma professionale, alla bronchite cronica e all’enfisema, all’intossicazione da amianto, alle alveoliti allergiche e ad altre patologie respiratorie minori, è tra le principali malattie professionali dell’apparato respiratorio che possono coinvolgere chi lavora in comparti produttivi ben conosciuti. Oggi però in questo ambito è necessario sviluppare e promuovere un “nuovo iter diagnostico accertativo”, in quanto la relazione
fra malattie professionali tabellate e non tabellate risulta essersi spostata in direzione delle seconde, delle quali è necessario provare il nesso eziologico tra lavoro effettuato e patologia conseguita.
È quanto si propone di diffondere tra gli addetti ai lavori una recente pubblicazione dell’Inail, curata da un gruppo di lavoro della Sovrintendenza sanitaria regionale dell’Inail Campania in collaborazione con la Scuola di Specializzazione in medicina del lavoro dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” (già Sun – Seconda Università di Napoli) e la Sovrintendenza sanitaria centrale dell’Istituto. Un lavoro che parte da lontano, perché già nel 1994 l’Inail aveva provveduto a corredare ogni patologia tabellata di una scheda analitica con sezioni specificamente dedicate agli accertamenti fondamentali per giungere a una diagnosi compiuta.
Come spiegato dagli autori nell’introduzione, “il continuo mutamento delle realtà lavorative e il crescere della consapevolezza collettiva dei rischi occupazionali”, dovute anche alle politiche di prevenzione attuate negli ultimi vent’anni, “le aggiornate evidenze scientifiche e le nuove e affinate tecniche diagnostiche impongono l’adozione di un metodo sistematico nell’accertamento delle malattie professionali”, in grado di uniformare la loro trattazione in ambito medico e per contribuire alla riduzione delle patologie ancora sottovalutate. Indirizzato principalmente a medici legali e del lavoro, consulenti tecnici, giudici, operatori degli enti di patronato, il manuale rappresenta la conclusione di una ricerca condotta da uno staff multidisciplinare nell’ambito del progetto “Iter procedurale per la diagnosi delle malattie professionali”.
Scopo dell’iniziativa progettuale, coordinata dai medici dell’Inail Pasquale Antonio Di Palma (Sovrintendenza sanitaria centrale) e Alberto Citro (Sovrintendenza sanitaria regionale Campania) e presieduta dal dottor Pietro Gaetano Iacoviello (Sovrintendente sanitario regionale per la Campania) e dal professor Nicola Sannolo (già direttore della Scuola di specializzazione dell’ex SUN), è l’elaborazione di linee guida e di indirizzi operativi inerenti le patologie professionali sia in relazione all’apparato respiratorio che di quello muscoloscheletrico, che sarà l’oggetto di una prossima pubblicazione.
Il progetto editoriale ha previsto la revisione sistematica di circolari, procedure e protocolli Inail già esistenti. In aggiunta, sono state riviste le linee guida elaborate da società scientifiche nazionali e internazionali e quelle prodotte dalla ricerca medica per ogni malattia professionale. Di ciascuna di esse è stato costruito un percorso preciso, strutturato in sei passaggi: validazione diagnostica; ipotesi eziologica; acquisizione documentale relativa all’esposizione lavorativa; anamnesi; diagnosi di malattia professionale e valutazione della funzionalità; considerazioni di natura medico-legale.
Spulciando tra le pagine del testo, sono diversi gli elementi di interesse rinvenuti, che concorrono a delineare anche una piccola storia evolutiva delle malattie industriali. Per esempio, si ha la conferma che l’asma è una delle più diffuse malattie croniche e che attualmente riguarda circa 300 milioni di persone in tutto il mondo, con un aumento della prevalenza negli ultimi 30 anni. Tra i lavoratori più esposti rientrano, tra gli altri, gli agricoltori, i panificatori, i veterinari, i parrucchieri e i lavoratori dell’industria chimica e plastica. Ma anche gli addetti alle pulizie, che utilizzano un’ampia varietà di agenti chimici in grado di procurare, oltre all’asma, anche irritazione agli occhi e alla pelle. Invece, viene ribadito che tra i lavoratori che possono sviluppare una broncopneumopatia cronica, cioè un’ostruzione delle vie aeree, ricadono quelli appartenenti ai settori metallurgico e minerario, nonché gli addetti al settore alimentare, al trasporto delle merci e tra il personale militare, mentre la berilliosi, l’esposizione al berillio, potenzialmente cancerogeno e frequente un tempo in molte imprese, dalle estrattive a quelle elettroniche e nella lavorazione delle lampade fluorescenti, oggi appare localizzata nell’industria aerospaziale.
Fonte: Inail
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