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Manuale per la valutazione del rischio chimico correlato alle merci sbarcate in ambito portuale
19 novembre 2018
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Estratto dal Manuale per la valutazione del rischio chimico correlato alle merci sbarcate in ambito portuale.
L'Inail ha pubblicato un manuale per fornire un supporto a quanti si trovano a dover operare o gestire la sicurezza in ambito portuale (in primis datori di lavoro e lavoratori e loro rappresentanti e collaboratori, per esempio RLS, RSPP ecc.) con particolare riferimento alla valutazione del rischio chimico derivante dalle operazioni di sbarco delle merci di rinfusa solide.
Le proprietà delle merci movimentate, eventualmente modificate e/o combinate con le diverse condizioni microclimatiche possibili e con l’effetto degli agenti atmosferici durante il trasporto in mare e prima delle fasi di sbarco, possono modificare e ampliare il pericolo di intossicazione, di asfissia o esplosione, la cui sottovalutazione può essere causa di infortuni, anche mortali.
A fronte di quanto detto, appare molto importante effettuare un’analisi delle cause e delle dinamiche di tali incidenti. Pertanto, l’obiettivo del manuale è quello di approfondire il rischio chimico e indicare le eventuali misure da predisporre per la sua prevenzione, in relazione alle operazioni di sbarco e imbarco delle merci e pulizia delle stive effettuate dagli operatori portuali. Ciò in modo da poter prevenire tali incidenti e promuovere la diffusione di una cultura della prevenzione tra gli addetti del settore portuale, che possa anche essere da riferimento ed essere esportabile anche per altre realtà diverse da quelle qui considerate.
Dopo aver presentato un quadro generale sugli aspetti normativi e sulla letteratura scientifica relativa ai rischi per la salute e sicurezza nel lavoro portuale, si entra nel merito della valutazione del rischio, legata alle caratteristiche di pericolosità legate sia alle merci, sia alle condizioni ambientali in cui tali merci sono conservate nelle stive, proponendo per ogni situazione studiata anche le misure di prevenzione e protezione più appropriate. Infine, vengono proposte alcune indicazioni più specifiche e raccomandazioni volte a prevenire le intossicazioni legate alla presenza di due degli inquinanti più pericolosi potenzialmente presenti nelle merci solide movimentate, cioè la fosfina e l’arsina.
Ciò che rende il porto un ambito particolarmente complesso e delicato strutturalmente ai fini della sicurezza del lavoro è principalmente la varietà e la mutevolezza degli attori sul campo.
In primo luogo le navi, concepite come un “cantiere” a ogni loro arrivo, che vanno allestite migliaia di volte in un anno, per poche ore o al massimo pochi giorni. Da non sottovalutare la copresenza a bordo, sottobordo, in banchina, nei piazzali di molteplici soggetti: equipaggi, dipendenti delle imprese portuali, dipendenti del fornitore del lavoro portuale e somministrati, autotrasportatori, imprese di manutenzione, dipendenti delle agenzie marittime ecc.
Vanno tenute in debita considerazione la complessità e la pericolosità delle diverse operazioni lavorative svolte, a causa anche della frequente contemporanea presenza di lavoratori di varie ditte nello stesso ambiente o in ambienti interconnessi. Infine, non vanno trascurati la vicinanza con diverse aree urbane, i potenziali riflessi sull’ambiente e sui cittadini.
In questo contesto, la presente ricerca riguarda il rischio chimico in ambito portuale derivante dalle merci appena sbarcate dalle stive delle navi. Infatti, è possibile che, in particolari circostanze, legate alle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa o a influenze provenienti dall’ambiente circostante, le stive, al momento dello sbarco, possano configurarsi come ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento, e quindi foriere di un rischio chimico tanto più pericoloso in quanto spesso misconosciuto.
In generale, l’analisi delle cause e delle dinamiche degli incidenti legati agli ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento ha evidenziato la scarsa consapevolezza del rischio da parte delle persone coinvolte, associata generalmente all’insufficiente conoscenza dei fenomeni e delle possibili misure di protezione, nonché all’incapacità di mettere in atto appropriate procedure di intervento in caso di emergenza. Il ripetersi di questo tipo di infortuni ha spinto il legislatore a emanare interventi normativi specifici.
Ciò che forse è meno noto è che tale ambito potrebbe riguardare anche le stive delle navi. Infatti le merci possono rimanere depositate in stiva per lunghi periodi, in un ambiente chiuso, spesso mal ventilato e comunque soggetto a penetrazione di acqua piovana.
Fonte: Inail
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