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Ciclo di vita delle sostanze: Una prassi UNI definisce le attività e le competenze di due profili professionali strategici
11 giugno 2019
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Incrementare i livelli di professionalità degli operatori del settore delle sostanze chimiche - individuandone le attività, i compiti e le relative conoscenze, abilità e competenze - è quanto si prefigge la nuova Prassi di riferimento UNI/PdR 60:2019 pubblicata il 10 ottobre dall’Ente Italiano di Normazione in collaborazione con l’Associazione EPTAS (Esperti Prevenzione Tutela Ambiente Salute).
L’esperto del ciclo di vita delle sostanze, nelle sue due declinazioni RSDS (Responsabile Schede di Dati di Sicurezza) ed ESR (Esperto Sistema Rifiuti), si occupa di seguire le sostanze, in quanto tali o contenute in miscele, dalla loro immissione sul mercato fino al loro smaltimento come rifiuto nelle possibili matrici ambientali.
In particolare il profilo RSDS opera con competenze specifiche relativamente alla caratterizzazione dei pericoli/rischi di sostanze e miscele affinché un’organizzazione possa adempiere agli obblighi legislativi garantendo la salvaguardia della salute dei lavoratori e dell’ambiente come pure dei consumatori finali in qualità di utilizzatori di sostanze e miscele.
Fin dal 1991, infatti, la legislazione comunitaria impone che la SDS sia redatta, verificata e approvata soltanto da persone competenti che abbiano ricevuto una formazione adeguata, e aggiornata periodicamente a seconda delle modifiche legislative apportate alle norme di riferimento.
Anche il quadro normativo e tecnico di riferimento del mondo dei rifiuti speciali è sicuramente molto vasto e complesso: spesso richiede diverse conoscenze multidisciplinari, ed è contraddistinto dal rischio di pesanti ripercussioni di carattere sia amministrativo che penale in caso di gestione non conforme alle vigenti disposizioni normative in materia.
In quest’ottica il profilo ESR opera con competenze professionali all’avanguardia nei diversi ambiti della gestione rifiuti (raccolta, trasporto, stoccaggio, smaltimento, recupero, ecc.), affinché l’organizzazione possa adempiere agli obblighi ambientali in modo regolare e soprattutto sicuro dal punto di vista legislativo.
I due profili professionali coprono quindi, rispettivamente, funzioni di:
- raccolta e analisi dei dati aziendali necessari per l’elaborazione di SDS di sostanze e miscele immesse sul mercato dell’Unione Europea;
- descrizione dell’intero processo di gestione dei rifiuti, al fine di ottimizzarlo principalmente dal punto di vista dell’impatto ambientale ma anche, dove possibile, dal punto di vista economico.
La prassi descrive inoltre gli elementi sulla base dei quali certificare queste due figure professionali specificando nel dettaglio le modalità con cui vanno svolte le prove (orali e scritte) la composizione della Commissione d’esame e i prerequisiti di accesso per i differenti profili.
Oltre agli esperti di EPTAS, alla stesura della prassi di riferimento hanno partecipato – tra gli altri- anche esperti dell’Istituto Superiore di Sanità , di Intertek Italia e di Accredia.
Come spiega Alessandro Ricci, Presidente EPTAS, “La UNI/PdR 60:2019 propone due profili professionali con caratteristiche e competenze negli specifici settori in grado di fornire assistenza e consulenza in tutte le varie fasi delle rispettive gestioni di natura tecnica e amministrativa delle sostanze chimiche e dei rifiuti, sia alle piccole aziende sia alle realtà industriali più grandi e strutturate, e in grado di coordinare le varie attività delle figure già previste dalla normativa vigente senza entrare in conflitto con esse (RSPP, HSE manager…)”.
“In special modo” – prosegue Ricci – “i produttori di rifiuti, sia primari che secondari, che si trovano a doversi districare in un groviglio di leggi, norme tecniche e amministrative, molto spesso sono assolutamente privi di conoscenze specifiche, con tutte le conseguenze del caso in caso di gestione non conforme alle vigenti normative”.
“In modo analogo, questo nuovo profilo professionale soddisfa l'esigenza di avere uno specifica figura interna o esterna all’impresa per adempiere agli obblighi derivanti dall’applicazione dell’art. 31 del Reg. REACH, e dimostrare la diligenza dell'impresa nel comunicare le informazioni sui chemicals a monte e a valle, anche a fronte dell'attività ispettiva sui regolamenti REACH & CLP ad opera degli organi di vigilanza nazionali che mirano al controllo delle SDS di sostanze e miscele circolanti nel mercato UE”.
Le prassi di riferimento

Le prassi di riferimento sono documenti che definiscono prescrizioni tecniche o modelli applicativi di norme tecniche, elaborati con un rapido processo di condivisione ristretta, e costituiscono una tipologia di documento para-normativo nazionale che va nella direzione auspicata di trasferimento dell’innovazione e di preparazione dei contesti di sviluppo per le future attività di normazione, fornendo una risposta tempestiva a una società in cambiamento.
“Da qui” – conclude il Presidente EPTAS – “l’utilità della figura del Responsabile Schede Dati di Sicurezza (RSDS) e dell’Esperto Sistema Rifiuti (ESR) che con competenze e formazioni specifiche possono fornire ai soggetti interessati un’idonea assistenza e consulenza in materia.”
“E’ uno strumento fondamentale per chi opera in questo settore!” afferma il presidente UNI Piero Torretta. “Questo documento – che definisce le conoscenze, le abilità e le competenze di due figure professionali strategiche - permetterà alle imprese di portare al proprio interno strumenti metodologie e competenze certificate e fornirà all’utenza un riferimento ai fini dell’attestazione della formazione dei due professionisti, comprese le indicazioni inerenti gli aspetti etici e deontologici applicabili”.
La UNI/PdR 60:2019 “Esperto del ciclo di vita delle sostanze – Attività e requisiti dei profili professionali di Responsabile Schede Dati di Sicurezza (RSDS) e di esperto del Sistema Rifiuti (ESR)” è liberamente scaricabile dal sito www.uni.com accedendo alla sezione “Catalogo” > “Le prassi pubblicate”.
Fonte: UNI
Per Approfondire:
- www.uni.com
- dal sito dell'UNI: le prassi pubblicate
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