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RIFIUTI
Nell'ordinamento italiano la definizione di rifiuto è stata introdotta per la prima volta con il D.P.R. 915/2002 il quale recepiva la Direttiva europea 75/442/CE.
Successivamente la Direttiva 156/91/CE del 18 marzo 1991 interveniva a modificare quella del 1975 introducendo alcune modifiche importanti riguardo la nozione di rifiuto. In particolare l'art. 1, lett. a) modificava la nozione di rifiuto, definendo come tale “qualsiasi sostanza od oggetto che rientri nelle categorie riportate nell’allegato I e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi”. Nella definizione venivano introdotti due nuovi elementi: la necessità che la sostanza, per essere qualificata come rifiuto, rientrasse in una delle categorie elencate nell'allegato I della medesima direttiva e che oltre alla condotta del disfarsi e all'obbligo di disfarsi.
La direttiva 156/91/CE è stata recepita nell'ordinamento italiano con il D.Lgs. 22/1997 (Decreto Ronchi), abrogato e sostituito dal D.Lgs. 152/2006 attualemente in vigore
La Direttiva 156/91/CE è stata abrogata dalle Direttiva 2006/12/CE, a sua volta abrogata dalla Direttiva 2008/98/CE
Nella normativa vigenta la parte quarta del Decreto Legislatvo 3 aprile 2006 è dedicata aiia gestione dei rifiuti e dei siti inquinati e l'art. 183 del D.Lgs. 152/2006 defisce "rifiuto": qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l'intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi.
La definizione, come già nel precedente D.Lgs. 22/1997 (Decreto Ronchi), rimana fondata sul concetto del “disfarsi”, che costituisce la condizione necessaria affinché un oggetto, un bene o un materiale sia classificato come rifiuto e, successivamente, codificato sulla base del vigente elenco europeo dei rifiuti (CER).
Tale concetto è stato sancito anche dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee, la quale specifica che "l’ambito di applicazione della nozione di rifiuto dipende dal significato del termine disfarsi" (Corte di Giustizia, sentenza 18 aprile 2002, causa C-9/00).
L'art. 184 del D.Lgs. 152/2006 classifica i rifiuti, secondo l'origine, in rifiuti urbani e rifiuti speciali e, secondo le caratteristiche di pericolosità, in rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi.
Un rifiuto, precisa l'art. 184-ter cessa di essere tale, quando e' stato sottoposto a un'operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici, da adottare nel rispetto delle seguenti condizioni:
a) la sostanza o l'oggetto e' comunemente utilizzato per scopi specifici;
b) esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto;
c) la sostanza o l'oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti;
d) l'utilizzo della sostanza o dell'oggetto non portera' a impatti complessivi negativi sull'ambiente o sulla salute umana.





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