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DIRETTIVA IPPC: LA COMMISSIONE EUROPEA DIFFIDA ANCHE L'ITALIA PER NON AVER RILASCIATO LE AUTORIZZAZIONI AGLI IMPIANTI INDUSTRIALI ENTRO I TEMPI PREVISTI
La Commissione europea è in procinto di inviare una diffida scritta a nove Stati membri, tra cui anche l'Italia, che entro la data limite del 30 ottobre 2007, non hanno rilasciato nuove autorizzazioni o aggiornato le autorizzazioni esistenti per oltre 9.000 impianti industriali già in funzione in tutta Euro
Con una nota del 6 maggio scorso la Commissione europea ha comunicato di essere in procinto di inviare a nove Stati membri una diffida scritta per il mancato rilascio delle autorizzazioni previste per gli impianti industriali dalla direttiva sulla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento (direttiva IPPC). La direttiva intende prevenire e limitare le emissioni industriali in atmosfera, nelle acque e nel suolo. Gli Stati membri, informava la commissione, dovevano rilasciare le autorizzazioni nuove o rivedere ed eventualmente aggiornare quelle esistenti entro il 30 ottobre 2007 per gli impianti industriali in esercizio prima del 30 ottobre 1999. 
Nel caso della Bulgaria, dell’Estonia e della Slovenia, le autorizzazioni nuove o gli aggiornamenti dovevano riguardare gli impianti industriali in esercizio alla data di adesione all’UE.
Prima della scadenza la Commissione aveva a più riprese ricordato a tutti gli Stati membri l’avvicinarsi della data ultima per il rilascio delle autorizzazioni. Nel novembre del 2007 li aveva inoltre invitati a fornire dati sul numero complessivo di impianti esistenti in funzione prima della data di applicazione della direttiva e sul numero di autorizzazioni rilasciate (nuove, riesaminate e aggiornate).
Dalle risposte pervenute, comunicava la Commissione, si può rilevare che in nove Stati membri (Belgio, Bulgaria, Estonia, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia e Spagna) il numero di impianti che non hanno ancora ottenuto le autorizzazioni nuove o aggiornate è molto elevato: nel complesso si tratta di oltre 9.000 impianti su un totale di 52.000 impianti interessati in tutta l’UE.
È evidente, sottolineava la Commissione,  che questi Stati membri non hanno rispettato le disposizioni della direttiva e per questo la Commissione ha deciso di procedere nei loro confronti.
12 maggio 2008
Fonte: Commissione Europea
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